Semplicemente

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E ti raccolgo,
passeggiando l’interno della tua babele,
o delle tue cosce,
prima,
che io ti entri negli occhi.
o nel ventre.
Fa male,
e bene,
sei l’inferno.
O il paradiso.
O semplicemente ciò che respiro.

Come fosse il sole all’alba

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La consistenza dei sogni si conficca nei miei lividi,
[come fosse il sole all'alba]
o forse anche nei tuoi,
come un graffio,
provo a lisciarti la pelle,
e di nuovo,
in una costante configurata nell’adesso,
e di nuovo,
portarti addosso per ore,
non sobrio dei tuoi umori.
E di nuovo.

Fermo immagine

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Particolare questo fermo immagine,
etereo,
quasi volgare,
a piedi scalzi nella mia testa,
circola,
come una gestazione,
e aria sulla lingua,
sieditici,
vieni a giocare,
con tremore,
in questo rendermi piacevolmente assiderato.

Girami nei polmoni

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Io sono la fame,
l’ombra,
e quindi sento.
Saziami,
girami nei polmoni con un lento sentore di oli profumati,
distillami.
Distesa.
Fino alle ossa tonde della tua carne.
E daccapo.

Cieli inadeguati

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Senza voce,
liquido,
ti scivolo addosso legandoti le mani con la lingua,
da secoli,
e lo sai,
ho ingoiato la tua aria,
tiepida,
davanti a cieli inadeguati,
assoluti,
fino a sciogliermi nei tuoi attimi.

Quando smette la musica

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Un respiro lo si ingoia a partire dalle dita,
come bufera,
aspra,
e con impronte decenti,
profonde,
sintomatico il chiederne ancora,
o di nuovo.
Un sogno sbiadisce quando smette la musica,
scendi.
E violenta desideri.

Abisso

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Un mare alieno,
nascosto,
interno,
sistemato tra la corteccia ed i nervi,
ingordo,
segno di tempesta tangibile sull’epidermide,
impronte avute in cambio di un abisso,
fermato sul bordo.
Voglio cadere.

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