Nelle labbra

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Datemi un posto qualunque,
dove io possa sciogliermi un tramonto negli occhi,
un posto,
non importa se arrugginito,
stanco,
vissuto,
ma che io possa ammirare la luna puttana scivolare oltre quel viso,
tagliata da mille capelli,
datemi un posto,
uno,
uno solo,
dove il vento si respiri silenzioso,
un posto,
dove io possa morire,
senz’aria,
per poi rinascere ogni volta in quella bocca,
un posto e basta.

I diluvi di un peccatore

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A partire dagli occhi,
e la carne,
ho sempre lavato le parti più esposte di me,
magari coi miei personali diluvi,
a volte,
e magari anche altre.
Come un fiore.
Ti trovo tra il vento ed il mio ego,
Distesa,
come su un altare di seta dove inzuppo la mia lingua.

Visioni

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Ad occhi chiusi,
ricordo,
come fosse domani,
fra le dita e nelle spinte di una passione,
che i battiti sono come segni lasciati da un tentativo di sguardo,
su polmoni intrecciati,
ancora,
e ancora,
e ancora,
ti chiedo la chiave dei sogni,
come per rivelarli ad uno specchio,
lo dice il mio respiro.
Prendi.

Alla base delle ali

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Quanto ai miei pensieri,
in silenzio,
chiedono riparo fra le scapole della tua schiena,
si,
dove nascono le ali,
e l’aria,
lei sceglie di scivolare come sui fili d’erba,
senza bussare,
primordiale,
e la mia mano corre sulle [ferite].

Il mio teatro di figura

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Faccio curvo il tuo profumo,
tenendolo incastrato nel circolarmi addosso,
vento che gioca con la mia bocca,
e la tua,
e la tua ancora,
qualcosa su questa strada non facile da accantonare,
prende forma,
con la luce dietro come in un teatro di figura.
Ed ora,
è buio come l’aria non usata.

Capovolto

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Come un respiro,
odio ritornare nel silenzio di due passi tra sguardi malcelati,
preferisco la tua schiena,
in fondo,
il viaggio si arresta sulle labbra,
e nello specifico,
sostiene perfino il peso del nulla,
capovolto [in apparenza]
il pensarti ha un movimento da ricordare,
sulla schiena,
e l’aria resta a segnare.

I giardini della mia lingua

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Gocce di un sorriso che ti raccolgo dalle mani,
travasando plasma dalle mie vene,
in una coppa di plausibile desiderio
che sale dagli angoli,
svestendo le corde vocali di un silenzio che continua farmi male.
Io comunque desidero il mio desiderio,
e tu giri bendata per i giardini della mia lingua.

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